L’ombra di Trump incombe su Davos mentre i leader globali si preparano all’impatto

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L’incontro annuale del World Economic Forum a Davos, in Svizzera, è in corso, ma l’incontro di quest’anno è dominato da un palpabile disagio riguardo al potenziale impatto delle politiche e del comportamento imprevedibile dell’amministrazione Trump. Invece della consueta attenzione alla cooperazione globale e al progresso economico, molti partecipanti si stanno preparando per una settimana instabile, con sviluppi chiave attesi sia dalla Casa Bianca che dai tribunali statunitensi.

Un clima di incertezza

Sia gli amministratori delegati che i politici internazionali esprimono in privato preoccupazione per le decisioni sempre più irregolari di politica estera del presidente Trump. Le discussioni sulla disputa sulla Groenlandia – il continuo tentativo di Trump di acquisire il territorio dalla Danimarca – hanno suscitato ansia tra i funzionari europei, con alcuni timori per potenziali escalation commerciali. Un amministratore delegato ha commentato ironicamente la necessità di “procedere con leggerezza” quando si interagisce con il presidente, evidenziando il filo del rasoio che molti leader si sentono costretti a camminare.

L’atmosfera è nettamente diversa dalla missione dichiarata del forum di promuovere la collaborazione internazionale. La delegazione statunitense ha segnalato scarso interesse per tale cooperazione, dando invece priorità a un approccio unilaterale che ha lasciato con il fiato sospeso gli alleati.

Questioni chiave sul tavolo

Due eventi importanti sono destinati a dare ulteriore forma alla settimana:

  • Sentenza della Corte Suprema sulle tariffe: Una decisione sulla legalità delle principali tariffe di Trump è prevista già martedì, con ripercussioni potenzialmente significative per il commercio globale.
  • Discorso di Trump a Davos: Mercoledì è previsto un discorso del presidente, un evento che molti attendono con trepidazione piuttosto che con entusiasmo.

Ammissione della fiducia perduta da parte di BlackRock

In aggiunta al senso di crisi, il capo di BlackRock Larry Fink, co-presidente ad interim del World Economic Forum, ha riconosciuto che l’organizzazione ha perso la fiducia del pubblico. Nel suo discorso di apertura, ha chiesto cambiamenti significativi, tra cui l’introduzione di nuove voci e il potenziale trasferimento dell’evento da Davos ad altre città. Questa ammissione sottolinea una più profonda erosione della fiducia nella capacità del forum di affrontare le pressanti sfide globali.

Il contesto attuale non prevede miglioramenti incrementali; si tratta di cambiamenti fondamentali nelle dinamiche di potere e di una rivalutazione delle ipotesi di lunga data sulla cooperazione internazionale.

La situazione a Davos riflette una tendenza più ampia verso una crescente instabilità geopolitica e il crescente predominio delle agende nazionaliste. Il forum, una volta visto come un faro del globalismo, sembra ora alle prese con la propria irrilevanza in un mondo rimodellato da una leadership imprevedibile.

I prossimi giorni determineranno se Davos riuscirà ad adattarsi a questa nuova realtà o se continuerà a fungere da simbolo di un ordine in dissolvenza.